Storie sociali per l'autismo

Storie sociali per l'autismo C. Smith

Le storie sociali sono la sfida per chiunque abbia a cuore lo sviluppo della comprensione sociale e delle abilità sociali delle persone con DSA (disturbi dello spettro autistico).

La storia sociale risponde in modo chiaro a tutta la sfera di possibili domande che sorgono in un possibile fenomeno sociale:


Le storie sociali si fondano sull’assunto fondamentale che i ragazzi con DSA farebbero volentieri ciò che gli altri ritengono giusto, se solo sapessero come farlo.

Il tutto parte da un’analisi dello stato di fatto, quindi tener conto di ciò che si conosce sui ragazzi con disturbo; in modo particolare si prende in analisi la triade dei comportamenti autistici:



Teorie sull’autismo

Teoria della mente

Ad oggi è ampiamente condiviso il fatto che i bambini DSA mostrano grosse difficoltà nell’interpretare quello che un’altra persona sta dicendo, motivo per cui le persone saranno dal suo punto di vista percepite come disorientanti ed imprevedibili; parallelamente tale percezione conduce a pensare il comportamento DSA quale imprevedibile e disorientante. 

In buona sostanza le persone con DSA si comportano in modo diverso ed hanno buoni motivo per farlo perché la loro percezione del mondo è diversa.

Teoria della coerenza centrale

Tale teoria considera come all’interno di un contesto si tende in maniera ordinaria a trascurare i dettagli a favore dello sviluppo di una coerenza centrale. Tuttavia, le persone affette da DSA si mostrano carenti di coerenza centrale ponendo la stessa attenzione ad ogni singolo dettaglio come se ognuno fosse interessante in se stesso. Tale situazione di mostra particolarmente vera specialmente per quanto riguarda i dettagli visivi. Un esempio (Happè 1996): sono incapaci di vedere la foresta a causa degli alberi.

Funzione di regolazione

Le persone affette da DSA inoltre mostrano difficoltà all’inibizione delle risposte iniziali, quindi alla pianificazione ed al controllo degli impulsi. Motivo per cui le storie sociali rappresentano per loro l’individuazione di un comportamento adeguato ad un determinato contesto sociale, in modo tale da tradurre un comportamento impulsivo ad una reazione più ponderata ed appropriata.

Valutazione 

L’obiettivo centrale delle storie sociali:

La storia sociale non utilizza né condizionali né imperativi, piuttosto promuove l’apprendimento del bambino descrivendo una situazione, presentando nel dettaglio le risposte comuni degli altri. Inoltre le storie sociali non possono insegnare nuove abilità piuttosto suggerire l’utilizzo di un’abilità che allo stato attuale lo studente utilizza nel modo sbagliato

Scrivere una storia sociale

Le frasi descrittive danno una certa quantità di dettagli relazionata alla situazione, esse sono tanto più efficaci quanto più si avvicinano ad una descrizione cinematografica del contesto, ad ogni modo attenzione al numero di dettagli inseriti!

Le frasi soggettive descrivono ciò che passa per i cuori delle persone, bisogna quindi inserire anche informazioni che potrebbero sembrare “ovvie” del tipo “ai bambini piace parlare a pranzo”

La frase direttiva suggerisce al bambino quale è il comportamento più appropriato allo specifico contesto.

Presentare la storia al bambino

Il tempo verbale dev’essere il presente oppure il futuro. Lo studente sarà alla scrivania con l’adulto seduto leggermente spostato all’indietro. La storia viene messa sulla scrivania vuota davanti al bambino e viene letta dall’ adulto. Ovviamente il pricipale obiettivo è che lo studente sia pro attivo all’ascolto della storia motivo per cui si suggerisce la modalità che più gli aggrada.

Una storia dev’essere riletta più volte in preparazione ad un evento oppure tesa alla mitigazione di possibili comportamenti problema.

È possibile suggerire l’utilizzo di fumetti anche disegnati dallo stesso studente al fine di costruire un vero e proprio libro personale, il che in linea di massima rende molto gradevole il possedimento e l’utilizzo dello stesso.